Docenza

Curriculum attività didattiche e accademiche di Giovanni Chiaramente

– Dal 1984 al 1998 insegna Storia della Fotografia e della Visione Ottica alla Civica Scuola di Fotografia e alla Civica Scuola di Cinema di Milano.
– Dal 1991 al 2010 insegna Storia della Fotografia alla Facoltà di Architettura di Palermo
– Nel 1998 tiene il Corso Fotografare la Città alla Facoltà di Architettura di Darmstadt.
– Dal 2001 al 2004 insegna Drammaturgia dell’Immagine alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia in Palermo
– Dal 2003 a oggi insegna Teoria e Storia della Fotografia allo IULM di Milano
– Nel 2005-2006 insegna Teoria e Storia della Fotografia alla Facoltà di Lettere di Parma
– Dal 2008 al 2014 insegna Teoria e Storia della Fotografia al Master NABA di Milano
– Dal 2012 al 2014 tiene il laboratorio di Fotografia al Dipartimento di Architettura di Cesena

Il 25 ottobre 2005 l’Università di Palermo gli conferisce la Laurea honoris causa in Architettura

Motivazioni per il conferimento a Giovanni Chiaramonte della laurea “honoris causa”
Il viaggio, o meglio il pellegrinaggio di Giovanni Chiaramonte tra le figure del mondo, l’ha portato ad essere il testimone del farsi di quelle figure attraverso l’architettura. Non c’è quasi paese, non c’è quasi luogo, tra i luoghi comuni del mondo, nel quale il farsi figura dell’architettura non abbia trovato in Giovanni Chiaramonte l’ermeneuta di una collocazione geniale, e la rivelazione di quella che è propriamente la fatica e l’opera dell’architetto, per la quale non il genio di un luogo dà valore e senso alla forma del mondo, ma proprio il luogo in quanto frutto di un raggiungimento, il suo essere intreccio di paesaggio e memoria, sintesi di bellezza, bontà e verità, all’interno del dramma universale del kosmos di fronte al kaos. L’architettura è il luogo del kosmos, se il suo architetto è capace di ascoltare l’angelo necessario della terra, se è capace di leggervi e farvi proprie le parole di Colui che del mondo è il primo e massimo architetto.

Una recente lezione di Giovanni Chiaramonte in questa facoltà, ha serratamente reso il contrappunto tra la visione del viaggio dentro le figure dell’architettura, e – in quel caso – tra gli spazi distesi e la gente a passeggio sul nuovo lungomare di Barcellona – e la lettura e il commento di un passo del Genesi, quello che fulmineamente tratteggia il destino dei costruttori di una città e di una torre, Bab El, la Porta del Signore. Perché mai, avendone confuso le lingue, volle Dio scacciare quegli uomini, tutto il genere umano, e di là disperderli per tutta la faccia della terra? Forse perché avevano contravvenuto a un divieto, forse perché avevano inteso sfidarlo, addirittura raggiungerlo nell’altezza dei cieli? Nessun divieto e nessun timore da parte Sua, ma – ci dice Chiaramonte – l’avvio di un’opera di provvidenza, il riscatto degli uomini ormai perduti in un delirio, privi ognuno del proprio valore di fronte all’altro, macchine senza riposo, senza più né sabati né domeniche, prigionieri di una sola città e di un solo nome. Nella megalopoli di oggi, nella World City che di Babele ripete non la molteplicità delle lingue ma l’unicità del nome e la costrizione degli scopi, il pellegrinaggio di Chiaramonte ci consente di scoprire nelle forme i nomi e nei nomi le forme. Il luogo comune si scioglie nella singolarità degli spazi, nell’appropriatezza e molteplicità delle figure, nella ricchezza delle interpretazioni. E, sotto la luce che le rivela, scopriamo che nelle figure dell’architettura la forma e la sostanza coincidono.

Alla luce, a questa essenza che all’architettura dona la vita, e all’architettura, che di essa rivela la gloria, aspirando ad accoglierla come già il creato l’ha accolta nella varietà degli aspetti di natura, Chiaramonte ha dedicato il suo viaggio attraverso il mondo.

Le sue immagini, attraverso i libri, le mostre, le riviste di architettura pubblicate in Italia e in altri paesi del mondo, custodiscono e restituiscono un magistero che a quest’arte, e alla città degli uomini che per essa si edifica, dà le fondamenta di un’altra superiore città.

Questa profondità di fondazione, e la capacità di legare in una visione coerente, salda e unitaria, la fotografia, l’architettura, il pensiero e l’arte dell’Occidente, affinate per la conoscenza diretta della varietà delle opere, degli autori, dei luoghi, e arricchite dalla capacità di restituirne il senso attraverso la resa della visione e la testimonianza della parola, costituiscono, insieme con la sua sofferta ma sempre viva attenzione per questa terra, per questa città, per questa scuola, la principale giustificazione e il motivo essenziale per il conferimento a Giovanni Chiaramonte della laurea “Honoris Causa” da parte della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Palermo.

Giovanni Chiaramonte non è soltanto questo, ma è certamente un testimone d’eccezione dell’architettura del nostro tempo, e dell’architettura di ogni tempo.

Palermo, 23 luglio 2004

La commissione

Prof. Arch. Marcello Panzarella
Prof. Ing. Francesco Giambanco
Prof. Arch. Antonietta Iolanda Lima