La misura dell’Occidente_Viaggio nella rappresentazione

I viaggi iniziano in Italia. Non si tratta più di un punto di arrivo – l’Italia come un luogo in grado di racchiudere un mondo, o un’idea del mondo. Si tratta solo di un punto di partenza, un omaggio alla memoria di qualcosa che possiamo solo lasciarci alle spalle, per esplorare quelli che, apparentemente, sono altri luoghi, altri mondi. Da qui iniziano i percorsi di Giovanni Chiaramonte e di Alvaro Siza, per dipanarsi attraverso l’Europa, e continuare in altri continenti, l’Africa, le Americhe, l’Asia.

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La misura dell’Occidente_Viaggio nella rappresentazione

Sono viaggi guidati da intenzioni diverse. Per Chiaramonte, più che di viaggi, si tratta di un lungo pellegrinaggio senza una meta precisa, ma con uno scopo ben chiaro, la ricerca delle ragioni e dei limiti, non certo fisici, di quell’occidente segnato dalla crisi e dal declino. È lo sguardo dell’occidente, della prospettiva incarnata nella camera oscura, del quadrato che accuratamente ritaglia e incornicia gli eventi, quello di Chiaramonte. Ma è ormai uno sguardo pieno di dubbi e malinconia, ansioso e sfiduciato, e nello stesso tempo guidato dalla speranza di trovare altrove quello che in Italia, a Gela, luogo di origine della sua famiglia, appare sotto la veste della fragile rovina di una colonna, amorosamente circondata e custodita, nella foto, da alcuni alberi. La forma della colonna riaffiora, nelle sue diverse incarnazioni, lungo tutto il suo peregrinare, da Berlino a Evora, da Istanbul ad Atene, da New Orleans a L’Avana, per diventare un elemento di misura non tanto di ciò che ci è familiare, ma di ciò che ci sfugge e non si riconosce, ancora. Essa scompare veramente solo nell’ultima immagine, di fronte al mare. Ora si trova alle nostre spalle.

Quelli di Siza sono invece viaggi resi lievi dall’abbandono delle preoccupazioni, e delle azioni quotidiane. Essi rappresentano momenti di libertà, incarnazione dell’idea moderna del viaggio, il piacere liberato dalle necessità. È questa condizione sospesa che gli permette di immergersi in mondi e luoghi diversi, e predispone a un’esplorazione disincantata, la mano che scorre sul foglio a tracciare. Molto rare sono le fotografie scattate da Siza, e risalgono a molti anni fa. Fotografare gli impedisce di vedere, dice. È solo attraverso la penna che scorre sul foglio che gli è davvero possibile acuire lo sguardo e penetrare oltre la consueta opaca pellicola che si frappone tra noi e il mondo. La penna insiste su alcuni elementi, le righe si addensano intorno ad essi, e nello stesso tempo trascura e cancella. Gli schizzi, con i loro tratti nervosi, ci restituiscono i luoghi animati da figure, da luci e ombre, da piante e animali, da oggetti quotidiani, dalla stessa mano che appare di tanto in tanto a misurare la presenza dei corpi. Improvvisamente ci appaiono non i luoghi, ma l’esperienza di quei luoghi, in quel momento. Nonostante la sua riluttanza verso la fotografia nulla come un suo schizzo sembra capace di catturare il tempo, e la vita che attraversa un luogo.

Seppure animati da intenzioni diverse, questi schizzi e queste fotografie ci appaiono come tracce coerenti di un medesimo disegno, guidati dalla medesima ansia di vedere, scoprire, comprendere, imparare. Si dissolvono improvvisamente le differenze tra i tratti in bianco e nero e il colore delle fotografie. Essi sono uguali perché, come ha osservato Alfred Stieglitz, tutte le cose vere sono uguali.

 Mirko Zardini/ La misura dell’Occidente / Viaggio nella rappresentazione / dicembre 2014

24
gennaio
2015

Oporto
Portogallo
Teatro Municipal Rivoli
Rua Drº Magalhães Lemos, 136

Inaugurazione mostra

Álvaro Siza_Giovanni Chiaramonte
La misura dell’Occidente:
Viaggio nella rappresentazione
h. 16.30 conferenza degli autori
e presentazione del volume
in edizione speciale di 200 copie,
Postcart Editore
h. 17.30 inaugurazione

la mostra
resterà aperta
fino al 29 marzo 2015